Quando lo zio Renzo morì, lasciò alle sue due nipoti, Anna e Milly, una proprietà a Madrano, in Trentino. La notizia avrebbe potuto essere accolta con gioia, se le due sorelle non avessero smesso di parlarsi da molti anni. Per ragioni ormai troppo lontane per essere raccontate senza riaprire vecchie ferite, avevano trasformato il silenzio in una rispettabile abitudine.
L’eredità, dunque, prometteva non soltanto una casa, ma anche il poco desiderato ritorno di una sorella.
Anna fu la prima ad arrivare. Madrano la conquistò quasi subito: il paese, raccolto tra prati, boschi e antichi vigneti, guardava verso le montagne e i piccoli laghi della Valsugana. Vi era una tranquillità particolare in quei luoghi senza fretta.
La proprietà era ancora più affascinante.
Il giardino, ampio e minimalista, era arricchito da moderne statue che creavano un piacevole contrasto con le antiche mura. Al centro si trovava un vecchio pozzo di pietra. La casa, invece, pareva un piccolo mondo costruito per sorprendere.
Al piano terra vi erano una grande cucina, dominata da un affascinante camino, una zona pranzo e una cantina destinata ai buoni vini locali. I pavimenti erano di magnifico porfido, la pietra del luogo, e conferivano agli ambienti quella solidità che rende alcune case più rassicuranti di altre.
Ma vi era una stanza curiosa, quasi fiabesca, che Anna amò più di tutte. Aveva un camino sormontato da una cupola e, lungo le pareti, lampioni da esterno. Sembrava che una strada fosse stata catturata e imprigionata dentro la casa. Due enormi porte-finestre, poste sui lati opposti, permettevano alla luce di attraversarla: una guardava il giardino, l’altra la via laterale. Vi erano inoltre un bagno, una cantina e una sala con uno splendido camino, accanto alla quale si trovava la camera del veliero, una stanza al grezzo con uno splendido veliero in una teca.
Una bella scala di marmo conduceva al primo piano, con un elegante salone, camere e bagni dai pavimenti in legno. Tra queste la preferita di Anna fu la stanza con la stella a sei punte creata con un gioco di legni diversi del pavimento. Nel bagno, piastrelle fatte a mano aggiungevano una grazia discreta.
Tra il primo e il secondo piano vi era un piano intermedio con altre due camere e spazi per una cucina o un bagno e la possibilità di scendere nel giardino. Il secondo piano offriva un grande salone con camino, una sala rialzata con travi a vista, un bagno, una camera e un piccolo cucinino un'ala ancora grezza aspettava pazientemente di diventare altre camere.
Vi era inoltre un appartamento autonomo, già abitabile, con una grande cucina, sala da pranzo, un magnifico soggiorno con caminetto, un bagno, una lavanderia e una grande camera. In quella casa, del resto, i camini sembravano essere stati considerati una necessità morale. Anna aveva già deciso che la casa non sarebbe stata venduta.
Milly, invece, arrivò dall’America con l’intenzione opposta. Elegante, sofisticata e assai pratica, considerava la proprietà soprattutto un bene da sistemare e vendere.
Arrivò in taxi una sera di luna piena e mentre attraversava il giardino venne attratta dalla luna che si specchiava nel vecchio pozzo. Milly si chinò sull’acqua e vide riflessa la casa intera: le mura, le finestre, il giardino Rimase in silenzio. Quando Anna la raggiunse, non fu necessario spiegare nulla.
Per la prima volta dopo molti anni, le due gemelle si riunirono e così anche i loro pensieri e desideri quella casa era stata lasciata loro perché riprendessero il sogno che avevano avuto da bambine: riempire quelle camere di ospiti, la cucina di profumi, il giardino di incontri e la lunga sala di musica e risate.
Anna avrebbe insegnato nuovamente danza classica e antichi balli. Le finestre si sarebbero aperte sul giardino e le giovani allieve avrebbero volteggiato nella luce dorata dei lampioni.
Milly sorrise. Forse lo zio Renzo aveva compreso prima di loro che certe eredità non si misurano in denaro.